Storia di Basciano

 a cura di Igino Addari

 

logoLa frequentazione del sito di Basciano risale all'Età del Ferro e prosegue senza soluzione di continuità attraverso il periodo italico e poi romano. Lo stesso toponimo suggerisce l'origine romana (dal latino Bassius). 

Sono stati rinvenuti i resti del vicus romano e di una necropoli risalenti al I sec. a. C.

L'abitato sorge su un colle in posizione panoramica a destra del fiume Vomano. Esso risulta diviso in due dalla strada di attraversamento del centro urbano: la parte nord-ovest, originaria, ad andamento avvolgente rispetto alla configurazione orografica del sito, e la parte sud-est, moderna, dove appare evidente come la forma urbana sia il risultato di un preciso atto di pianificazione.

L'accesso al nucleo originario avviene tramite la porta sud-est, Porta Penta, architettonicamente evidenziata dalla sovrastante torre di S. Giorgio, che immette su via del Torrione. All'interno, nonostante i vuoti di risulta, appare ancora evidente l'originario assetto viario costituito dalla strada di Porta Penta, parallela all'asse di circolazione, e da rua Landi, assi che hanno una semplice funzione distributiva. Nel tessuto architettonico omogeneo, l'elemento emergente è la chiesa di S. Flaviano, prospettante sull'unico slargo originariamente esistente.
Nel settore moderno, la grande piazza Vittorio Emanuele rappresenta il nuovo polo della vita sociale ed economica del paese.

Lo stato di conservazione del nucleo originario risulta sufficientemente buono grazie alla posizione orografica dell'insediamento. L'edilizia è prevalentemente ottocentesca e moderna, con la sporadica presenza di modeste case più antiche.

La chiesa di S. Flaviano, menzionata dalle fonti fin dal 1065, appare nella veste del rifacimento cinquecentesco e reca sul portale la data del 1582. Ha una facciata in laterizio a coronamento rettilineo, sormontata da tre pinnacoli piramidali sostenuti da mensole e coronati da palla, che si ripetono sul campanile a vela insistente sul lato posteriore dell'edificio. Il tetto è a capanna. Particolarità del complesso architettonico, per altro essenziale, sono, su entrambi i fianchi, le aperture che con profonda strombatura raggiungono le finestre rettangolari. Il semplice portale è in pietra bianca con modanature e rosette e il timpano sostenuto da due mensole  decorate con foglie d'acanto. Ai lati dell'altare maggiore due tele di seconda metà del secolo con S. Flaviano e S. Rocco. Del medesimo periodo è il fonte battesimale. L'organo è tardo settecentesco.

All'esterno del nucleo originario del paese, nella zona di sud-est, si trova la chiesa di S. Giacomo, sottoposta anch'essa ad un radicale restauro moderno che ne ha cancellato ogni sopravvivenza antica, salvo la presenza di finestrelle gotiche.

Le prime fonti scritte dell'esistenza dell'attuale insediamento risalgono all'XI secolo quando nel 1018 Gisone, figlio del defunto Giselberto, dona a Pietro vescovo aprutino appezzamenti ricevuti in eredità dal padre per 2000 moggia, dei quali taluni dislocati «in Bassiano».
Nel 1065 Azzolino soprannominato Guarino, figlio del defunto Ranieri, dona alla chiesa di S. Maria di Teramo, nella persona del vescovo Pietro, e alla chiesa di S. Flaviano 300 moggia di terra, per indicare i confini dei quali menziona la «strada de Bassiano».

Nel 1115-1139 il monaco Giovanni, nell'enumerare le pertinenze che il monastero di S. Vincenzo al Volturno vantava durante gli anni in cui ne fu abate Giosuè (792-817), menziona i possedimenti «in Bassiano» della cella pennese di S. Maria «de Musano» (v. Cellino Attanasio).

Dal quaternus magne expeditionis, noto come Catalogus Baronum (1150-1168), che registra la leva straordinaria «nomine proelii» nelle province di terraferma del regno normanno di Sicilia, risulta che Oderisio di Collepietro detiene «Bassanum».
Nel 1188 Clemente III papa, in Laterano, accogliendo le richieste dell'abate di S. Niccolò a Tordino, di pertinenza dell'abbazia di Montecassino, stabilisce che rimangano in proprietà del monastero i beni acquisiti, nel novero dei quali è compreso un mulino sul Mavone «in territorio de Bassano».

Si riportano, di seguito, gli avvenimenti più importanti sanciti nelle disposizioni feudali, ecclesiastiche, contrattuali  e testamentarie emanate dai re, dai papi, dai nobili casati, dai notai che stabiliscono un tracciato documentato attraverso il quale ricostruire la storia di Basciano nel corso dei secoli. Ognuno di questi atti, sinteticamente menzionati, può costituire lo spunto per l'approfondimento degli eventi che li hanno determinati.

Nell'anno 1269-1270 viene registrata la concessione in favore di Berteraimo de Poyet della metà «casalis Podii Abassani».
Nel 1273 Carlo I d'Angiò re, nomina con mandato Egidio di S. Liceto giustiziere di Abruzzo ultra e gli ingiunge di provvedere a far eseguire gli ordini fiscali già emessi, di inviare alla Camera regia le collette raccolte nonché di segnalare l'ammontare della subventio generale delle terre di sua giurisdizione, includendo tra quelle «Bassanum».
Nel 1275 Pietro di Isola, milite e familiare regio, riceve per concessione regia «Bassanum».
Nel 1276 Isabella di Bartolomeo di Bellante detto il Grosso porta in dote al marito Gualtieri di Acquaviva le parti del feudo di Poggio a Basciano avute in eredità dal padre.

Nel 1284 Berteraimo de Poyet riceve in feudo Poggio a Basciano.

Nel 1289 Matteo di Acquaviva, in Rieti, riceve l'investitura dei beni posseduti dal padre Gualtieri, tra i quali è compresa parte di Poggio a Basciano.

Nel 1324 le chiese di S. Pietro, S. Agostino e S. Giovanni «de Bassano» sono tenute a versare la decima. La chiesa di S. Giacomo «ad Bassanum» figura nel mandato con il quale gli esattori delle collectoriae di Penne e Atri ordinano al nunzio di presentarsi, il giorno successivo al ricevimento della loro lettera, munito del denaro versato a titolo di decima per l'anno della VII indizione dai monasteri, dalle prepositure, dalle chiese e dalle pievi situate nella Valle Siciliana.
Nel 1326 Benvenuto precettore della chiesa di S. Giacomo «de Basciano» paga la decima dell'anno della IX indizione nella misura di 3 tarì.

Nel 1339 Niccolò, Matteo e Ludovico, figli di Francesco di Acquaviva, sono feudatari di Basciano.

Nel 1423 Giovanna II regina accorda sgravi fiscali all'università di Basciano.

Nel 1461 Giosia di Acquaviva, V duca di Atri, riporta una vittoria sull'esercito vicereale a Basciano.

L'episodio della guerra dei baroni (1458-1464) segue l'intesa tra l'università di Teramo e Matteo di Capua, viceré in Abruzzo, del 1461 e precede l'assedio di Cellino, roccaforte di Giosia, del 1462.

Nel 1468-1469 i cittadini di «Basciano» o «Bassiano» pagano l'imposta del mezzo tomolo di sale per un importo complessivo di 99 ducati, 1 tarì e 34 grana; Giulio Antonio di Acquaviva, VI duca di Atri, versa per l'adoa sulle terre della sua baronia, della quale fa parte Basciano, 114 ducati.
Nel 1480 Andrea Matteo III di Acquaviva, marchese di Bitonto e di Martina, conte di Conversano e VII duca di Atri, eredita dal padre Giulio Antonio, deceduto a Otranto combattendo contro i Turchi, la baronia di Atri, della quale fa parte Basciano.

Nel 1487 Innocenzo VIII papa, in Roma decreta l'unione della chiesa di S. Pietro di Basciano alla mensa del capitolo di Atri; ciò a seguito della morte di Domenico di Cellino, ultimo titolare.

Nel 1506 Ferdinando il Cattolico re, in Castenuovo  in osservanza dell'accordo di pace di Blois stipulato con Luigi XII di Francia, secondo cui principi, baroni e cavalieri che avevano preso partito contro di lui dovessero essere reintegrati dei loro possedimenti, ordina che ad Andrea Matteo III di Acquaviva d'Aragona siano riconosciute le prerogative giurisdizionali spettantigli come conte di Conversano e duca di Atri e siano restituiti altresi i casali, le terre, i castelli, i fortilizi e i feudi della sua baronia. Con riguardo a quest'ultima menziona la terra «Baxiani».

Nel 1532 J. Vaguer, segretario della Casa Real, trasmette a Covos l'elenco delle città, delle terre e dei castelli, restituiti ai baroni del regno di Napoli schieratisi con il maresciallo di Francia Lautrec e come tali esclusi dalle amnistie, concesse da Carlo V, il 23 IV. 1529 e il 28 IV. 1530, a quanti non avessero sostenuto la causa spagnola. Nell'elenco figura la terra di «Baxciarano», resa, al duca di Atri, dietro il versamento di 109 ducati.

Dal 1532 al 1669 la popolazione di Basciano passa da 85 a 92 fuochi e, in particolare, ne conta 144 nel 1545, 125 nel 1561, 109 nel 1595 e 155 nel 1648.

Nel 1538 Giovanni Antonio di Acquaviva, conte di Gioia e dal 1529, anno della morte del padre Andrea Matteo, VIII duca di Atri, permuta la terra di Basciano con quella di Mondragone.
Nel 1548 la chiesa di S. Agostino di Basciano è unita  alla congregazione di S. Croce di Fonte Avellana, che vi designa un monaco per la cura animarum.

Nel 1582 Lucrezia de Scorciatis devolve al fratello Giovanni Camillo il possesso di  Basciano.

Nel 1591 Gregorio XIV papa dà alla congregazione dei Camaldolesi, cui Fonte Avellana è unita dal 1569, la facoltà di eleggere il prelato di S. Agostino di Basciano.

Nel 1636 Giovanni Valente notaio di Teramo  roga l'atto testamentario con cui Francesco de Scorciatis, barone di Ripattone, dispone di essere sepolto nella chiesa di famiglia, situata all'interno della chiesa di S. Flaviano di Basciano.
Nel 1669 Fabrizio de Scorciatis è tenuto a pagare l'adoa per il feudo di Basciano, mentre i cittadini di Basciano lo sono in quanto feudatari della terra disabitata di Collalto e perché detentori della portolania.

Nel 1701, a seguito della crisi economica in cui si imbattè la famiglia De Scorciatis, il feudo  venne posto all’asta dalla Regia Curia ed aggiudicato al napoletano Placido Avellone. Anche questa famiglia partenopea stabilì la propria dimora in Basciano e mantenne la sua cappella cimiteriale all’interno della chiesa di S. Flaviano, come testimonia una lapide sepolcrale.

Nel 1706, come risulta dal protocollo del notaio Francesco Antonio Caroselli di Montorio, a Basciano sorge il palazzo baronale.

Nel 1732 Mariano Toro notaio di Tossicia roga, in Ornano l'istrumento con cui Franccsco Sabbati di Colliberti, procuratore di Fonte Avellana, affitta la chiesa parrocchiale di S. Agostino di Basciano, grancia dell'abbazia camaldolese, a Giovanni Antonio Turco.

Nel 1775 alla morte di Ignazio Avellone, non avendo eredi diretti, lasciò il feudo al nipote Nicola Barra Salone Caracciolo. I Barra Salone Caracciolo furono gli ultimi signori di Basciano, di cui ebbero riconosciuto anche il titolo nobiliare. Essi tuttavia mantennero la loro dimora a Napoli.

Agli inizi dell’800, il paese e l’intero territorio fu teatro di lotte e ribellioni. In particolare vanno ricordati i carbonari Caraddio De Marco e Nicola Costantini. Quest’ultimo fu presente alle varie rivolte e più volte ricercato: nel 1814 a Basciano venne uccisa la sorella Rubina, mentre egli riuscì a mettersi in salvo. Partecipò anche ai moti carbonari e a quelli mazziniani del 1837, in seguito ai quali venne arrestato, finendo i suoi giorni nel manicomio criminale di Aversa.

Dopo l'unità d'Italia Basciano fu teatro delle amare vicende del brigantaggio e visse, quindi, il fenomeno dell’emigrazione.

La prima e la seconda guerra mondiale costituirono un'ulteriore calamità di enormi dimensioni per la popolazione, che pagò con un alto contributo di giovani caduti, dispersi e feriti.

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